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Il mondo sensoriale del CAVALLO: Il tatto centroippicoiannibelli.it

Il tatto nel cavallo

Progetto MINISTERO DELLA SALUTE
Testo e foto: MINISTERO DELLA SALUTE
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La sensibilità cutanea del cavallo alla stimolazione è differente nelle diverse parti del corpo, alcune sono molto sensibili come la bocca, i fianchi, il garrese e la regione del gomito. La sensibilità dipende dalla foltezza del pelo, dallo spessore della cute e dal numero di recettori per unità di superficie. Esistono diversi tipi di recettori. Quelli deputati alla percezione del calore e del freddo (termocettori); quelli sensibili alla pressione, alle vibrazioni e al tocco leggero (meccanocettori); e infine quelli deputati al rilevamento delle sensazioni dolorifiche (nocicettori).

La sensibilità tattile è molto importante per un animale che vive in un gruppo ed ha bisogno di potersi coordinare nei movimenti con i suoi compagni ad esempio di fronte ad un pericolo o per effettuare la tolettatura reciproca. L’uomo ha potuto sfruttare al massimo questo sistema percettivo: infatti grazie all’estrema delicatezza della bocca ha usato il morso per controllare e direzionare l’animale e approfittando della sua sensibilità cutanea ha usato le gambe per trasmettergli altre indicazioni. I lunghi peli sopra gli occhi e sul muso si chiamano vibrisse e sono fornite di una ricca innervazione che gli conferisce un’estrema sensibilità.

Queste strutture infatti sono utilizzate dal cavallo per rilevare la distanza del suo muso da superfici od oggetti e sembra possano percepire anche le vibrazioni sonore. Esiste una specifica area sensitiva della corteccia cerebrale che corrisponde ad ogni vibrissa il che conferma il fatto che siano degli importanti organi percettivi per investigare l’ambiente. Ciò dovrebbe far riflettere tutti prima di operare la scelta di rimuoverle solo a fini estetici.

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Alcuni ricercatori hanno dimostrato che il taglio di questi peli comporta un maggior rischio di lesioni al muso proprio dovuto al fatto che l’indagine ambientale avviene con mezzi deficitari! Questi particolari peli possono essere paragonati ai baffi del gatto che rappresentano per questa specie uno strumento molto importante per l’esplorazione del proprio habitat. Sia da terra che in sella l’uomo sfrutta in modo particolare il sistema sensoriale del cavallo per ottenere da lui delle risposte specifiche, ma è fondamentale rispettare sempre la sua straordinaria sensibilità.

In particolare è necessario essere delicati nell’utilizzo delle redini che sono a diretto contatto con il morso messo in bocca al cavallo, zona molto sensibile. Gli stimoli dolorifici in natura sono importanti e utili perché mettono in guardia gli animali da situazioni pericolose ma la loro applicazione a fini “educativi” deve essere evitata in quanto le risposte comportamentali al dolore possono essere pericolose e sono sempre accompagnate da uno stato emozionale negativo che comprende la paura e l’ansia. Il dolore protratto da cui non ci si può sottrarre genera nell’animale uno stato di frustrazione che può esitare in reazioni brutali di fuga o risposte aggressive nonché in uno stato di depressione arrendevole da impotenza (Helplessness).

La stimolazione della base del collo e del garrese con il grattamento, come avviene nella tolettatura reciproca (allogrooming) tra cavalli, sembra sia in grado di determinare un abbassamento della frequenza cardiaca e un rilascio di particolari sostanze chiamate endorfine, gruppo di composti naturali prodotti dal cervello e dotati di un azione analgesica e rilassante.

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